PERCHE’ TRUMP NON INVADERA’ LA GROENLANDIA

Sono consapevole che questo post rischia di invecchiare malissimo, ma ho fatto una riflessione che vorrei condividere con voi. Trump non ragiona in modo politico in senso classico, lo sappiamo ormai tutto molto bene. Non si è formato dentro il partito, non ragiona come uno di loro. Trump di fondo è due cose 1) un uomo di spettacolo 2) un uomo d’affari. Tutto quello che fa va letto esclusivamente dentro queste due categorie.
Quando Trump dice di odiare l’interventismo statunitense e le guerre infinite all’estero, dice il vero. Lo annoiano, perde la trama, non capisce chi combatte contro chi e perché, non comprende le alleanze, le convenienze e le cricche locali. Si annoia. A Zelensky disse “non so nemmeno dove sono le città di cui stai parlando”.
Trump è però un uomo di spettacolo. Ha fatto per anni reality, ha partecipato al mondo del wrestling. Conosce bene come si vende la storia di un film.. Invadere l’Iraq o l’Afghanistan, mandare centinaia di migliaia di truppe, noioso, da perdenti. Ma prendere il cattivo? Non è lo scopo di ogni film hollywoodiano? Nella cultura pop che forma la sua visione del mondo e quella che vende agli americani prendere il cattivo è sempre giusto. Trump non ha avuto nessun problema a uccidere Al Baghdadi, Qassem Soleimani e a imprigionare Maduro. Sono cattivi, la loro eliminazione è il senso di tutto il film, se succede in modo comico e grottesco, tanto meglio. Il pubblico in sala ama queste cose: ricordate il dettaglio di Al Baghdadi “he died like a dog”, nascondendo dietro le sue mogli, e adesso di Maduro “che era troppo grasso per entrare in tempo nel suo bunker”? Parte dell’intrattenimento nazionalpopolare a cui l’industria dei film degli anni 80 – suo vero bacino intellettuale lo hanno formato. Non importa che Trump e Maduro abbiano probabilmente lo stesso indice di massa grassa, figuriamoci.
Trump ha confessato di aver assistito a tutto “come a un film”, lodandone i tempi di esecuzione, la rapidita, l’efficienza.Guardando le foto dalla sala operativa, Trump sembrava più guardare Netflix che la cattura di un capo di stato.
“Spectacular… I was watching it like a television show… the speed … the violence”. Consiglierebbe a tutti di guardarlo, molto divertente. In effetti sembrava mancargli solo un gigantesco secchiello di popcorn davanti.
Allo stesso tempo la cornice legale in cui avvengono queste rese dei conti con i cattivi. Baghdadi era un jihadista,e all’epoca con loro non si andava tanto per il sottile (adesso invece possono essere accolti in pompa magna alla Casa Bianca). Ma Qassem Soleimani era un generale di un paese con cui non sussisteva uno stato formale di guerra, eravamo fuori da ogni cornice legale. Nicolas Maduro è il capo di stato del Venezuela. La loro uccisione e cattura è un atto fuori da ogni norma e consuetudine nel mondo civile, ma non nelle norme hollywoodiane di narrazione. Per uccidere il cattivo, ogni azione è lecita,perché in fondo “noi siamo i buoni”. Per non parlare dell’assassinio dei poveracci venezuelani in barchetta nei caraibi, presunti narcotrafficanti. Sono scagnozzi del male, la loro morte è assolutamente nell’ordine delle cose. Voglio dire, vi siete mai preoccupati quando in un film durante un inseguimento tra buoni e cattivi, la macchina dei cattivi sbanda e immediatamente esplode e prende fuoco carbonizzando i cattivi alla guida? Qualcuno si è mai fermato a soccorrerli mentre bruciavano vivi? Avranno avuto figli, genitori o famiglie? Figuriamoci, per diana, no: Il cattivo è homo sacer di Agamben, uccidibile in quanto cattivo, messo fuori dal consorzio umano dalla potenze supreme della narrazione dello scontro tra bene e male. In fondo è solo il tenente Callaghan che sta ripulendo le strade, sta solo lavorando per il bene, anche se ha la mano un po’ pesante. Queste azioni Trump le capisce e le supporta in quanto parte della sua mentalità da uomo di spettacolo americano. Ma da sole non basterebbero, Trump è anche un uomo d’affari. Non solo deve sconfiggere il cattivo, ma deve anche far arricchire.
Questa è la seconda cosa molto interessante delle vicende del 3 gennaio. In passato operazioni simili dei governi occidentali seguivano uno schema retorico inverso. Giustificavano l’accaparramento delle risorse con rimozione di un regime non democratico. E’ a mia memoria la prima volta che lo schema retorico è invertito. Stavolta è la rimozione di un regime a essere giustificata attraverso l’accaparramento delle risorse.
Fermo restando che le risorse minerarie e petrolifere non sono lì “pronte da rubare”, ma hanno tempi biblici di messa in esercizio e pianificazione e che la retorica sul loro sfruttamento si ritorce sistematicamente contro chi la invoca, questa cosa è estremamente interessante per comprendere meglio la psicologia di Trump. Trump non ha truppe di invasione in Venezuela. L’idea che lui “controlli le risorse petrolifere” del Venezuela è semplicemente ridicola, finché il sistema di potere in piedi non viene sradicato o cooptato. E’ un sistema di potere che è già transitato da Chavez a Maduro, può reggere un terzo nella linea di successione. Ma allora perché dirlo, perché rivendicarlo con questa grettezza al limite del miserabile? Evidentemente nella costruzione del personaggio di Trump questo è un passaggio necessario, necessario a costruire consenso intorno all’azione di forza.
Perché Trump per rivendicare una azione di politica internazionale deve sempre sembrare quello che fa fare soldi agli americani. Deve sembrare quello che guarda il lato concreto, che fa arricchire le persone, dietro il quale c’è intrattenimento e denaro. Seguitelo!Pensate come ha conciato la Casa Bianca, da villa dei Casamonica: la ricchezza deve essere fatta percepire a chi è a casa. Questo è molto più importante della sua redistribuzione effettiva, redistribuzione che Trump si guarda bene dall’effettuare (socialismo!).
Chi controlla i pozzi petroliferi, è secondario rispetto al “feeling” di ricchezza e grana.
Persino per l’Ucraina ha dovuto impostare le cose secondo questa lente, con le “terre rare”. Nessuno nega che ci siano o ci possano essere, ma quanto tempo dovrà passare prima che queste miniere ancora da scavare in zona di guerra generino ricchezza per qualcuno? E’ chiaramente un espediente retorico, volto a far sentire il “profumo dei soldi”.
Trump si muove quando ha un cattivo da film da sconfiggere e ricchezze da conquistare. Questa è la sua cifra. E qui torniamo alla Groenlandia. Sulla Groenlandia Trump ha venduto bene l’aspetto delle ricchezze minerarie. Ma per giustificare una azione violenta gli serve individuare un cattivo.
A molti americani farebbe piacere vedere quella grande isola come parte del proprio impero in espansione, ma chi andrebbe fatto fuori nell’azione violenta che sembra sempre più necessaria? Non si vede un comunista Maduro, un islamista Soleimani da contrassegnare come cattivo. Si, viene detto, molto alla lontana che “Cina e Russia” potrebbero mettere le mani sull’Artico, ma è una minaccia molto lontana, cinematograficamente poco efficace.
C’è invece un paese piccolo e amichevole, patria della Sirenetta e dei biscotti al burro, alleato storico degli americani. Una azione violenta contro di esso non funzionerebbe mediaticamente.
Trump non passerebbe agli occhi della sua opinione pubblica come “il buono che si sporca le mani per portare giustizia e ricchezza”, ma come un bullo violento e predatore. Parliamo di percezione americana, non di quella del resto del mondo, molto meno indulgente con Washington del pubblico domestico.
Ovviamente ad autentici fascisti come Stephen Miller il discorso piacerebbe, non è un caso che sua moglie rilanci il messaggio della Groenlandia con la bandiera a stelle e strisce. Ma l’attacco a un paese alleato brucerebbe talmente tanti ponti da mettere a rischio molte delle fondamenta del potere americano. In questo senso è improbabile un attacco alla Groenlandia. Molto più verosimile che venga usata come espediente retorico per strappare concessioni da Europa e alleati, tentando di avanzare un credito inesistente, da far valere per piccole prebende, o per tenere alta la tensione domestica, e far dimenticare qualche attività sessuale illecita con minorenni in isole caraibiche di proprietà di finanzieri “tragicamente” suicidatisi in carcere.